Questo spazio è dedicato alle recensioni del

SECONDO DIARIO DI UN ANGELO

CIELO CHE POESIA

Emilio scrive: La gran quantità di lettere che avete sin qui ricevuto sono una goccia nel vasto oceano della sapienza di Dio, eppure ne sono pervase nella misura in cui trasudano d'amore umano e divino.

Aspettiamo le gocce della terra, i vostri pensieri sul libro di Emilio, semplici e spontanee impressioni o dotte critiche letterarie.
Perchè anche in terra vive la poesia.


Il libro è meraviglioso. L'emozione e l'amore che ho provato leggendo lo so solo io!

NICOLA DA IMOLA - 2 dicembre 2002

 

Aver letto CIELO CHE POESIA è stato un respirare, da un balcone appena spalancato, la prima aria del mattino, carica ancora del ricordo della notte appena trascorsa. E' stato l'aprire uno scrigno dal quale attingere le gemme più preziose, capaci d'impreziosire l'animo. Gemme quali la compassione, la misericordia, l'amore universale, la guida di un padre tra i più buoni del mondo. CIELO CHE POESIA è un dialogare dell'amore più puro che, se fosse provato da ognuno di noi, rovescerebbe il mondo e lo farebbe tramutare in un paradiso. Averlo letto è stato come stendersi in riva al mare e guardare l'alba, come entrare in una foresta appena dopo la pioggia, per respirare a piene narici e camminare sui prati andando incontro al sole.
Con CIELO CHE POESIA Emilio è nuovamente pronto a donarci la parola amica, la carezza sincera, il sostegno morale, l'incoraggiamento, la guida saggia e provata, a noi di questa terra ancora attraversata dal dolore e dalle tenebre. Basta una sua lettera per provare un tuffo al cuore, per avvertire un attimo la propria anima volare via da questa terra e scorrazzare felice nelle prateria del cielo, accanto agli angeli.
CIELO CHE POESIA è un'opera dolcissima, piena di poesia, chi lo dice è un poeta. E' un dono divino e celestiale che supera i secoli e testimonia l'amore di Dio, e l'amore di Emilio angelo non solo per i suoi genitori ma per tuti i suoi fratelli ed amici che ha lasciato solo apparentemente.
Caldamente consiglio ad ogni anima, ferita, afflitta, affranta, disperata, di leggere questo bellissimo diario, per ritrovare la carezza di un angelo pronta a riscaldare l'anima per sempre.
E poi verrà la voglia di rileggendo una seconda volta, perchè contiene importanti dettati evangelici e spirituali che vanno meditati e assimilati nel tempo.

LORI LORENZO - 3 gennaio 2003

 

Recensione:

CIELO CHE POESIA ..........che dire.......SEMPLICEMENTE MERAVIGLIOSO!

MAURA E MICHELA - 11 gennaio 2003

 

IL TERGICRISTALLO

CIELO CHE POESIA raggiunge quel grado speciale di intimità nel quale non ci sono più segreti tra chi scrive e chi legge. Allora si sente il bisogno di capire e di capirsi, inoltrandosi tra i sentimenti di un legame che si fa via via più profondo. Ma tutto si schiarisce spontaneamente, perchè questo libro è come un tergicristallo che ripulisce la mente e la riporta alla trasparenza brillante sulla verità.

MARISA -17 gennaio 2003

 

 

STRIZZACERVELLI STRIZZACUORE

Per curiosità, solo per curiosità, ho cominciato a leggere questo libro firmato da un angelo. CIELO,CHE POESIA! Ma guarda che si sono inventati: una gran faccia di bronzo o una bella fantasia. Come resistere?
Ma mentre leggevo sono rimasto avvinto dal profumo di cielo di quelle pagine. Bellezza, pulizia, semplicità. La curiosità è svanita. Leggere mi costava un impegno al quale non sono abituato, eppure non era difficile andare avanti. Il discorso filava, e come. Forse aspettavo da tanto tempo che qualcuno mi facesse proprio un ragionamento sereno sul mistero della fede, che c'è o non c'è "misteriosamente". Un tipo come me ha bisogno di ragionare e di capire che la fede non è un'assurdità. Emilio entra in argomento a ritmo serrato, le sue parole sono musica per le mie orecchie. Seguirlo è divertente, appassionante, dolce e stimolante. Un vero strizzacervelli, anzi uno strizzacuore, ma pieno di premure. Come quella di intercalare il discorso con i suoi disegni che prima distraggono e poi aiutano l'attenzione. Perchè di attenzione ce ne vuole, e tanta, per non correre via difilato tra le righe che scorrono lievi lievi. Invece bisogna fermarsi a riflettere. Avrò capito bene? Non ancora, ma sento di essere sulla buona strada. Emilio ha pazienza e non mi mette fretta, non per niente è un angelo. Non può essere stato che un angelo a scrivere un libro così. Ormai ci credo, e come!
Però la curiosità non è mi passata. Ho cominciato dalla seconda puntata, adesso devo recuperare DIARIO DI UN ANGELO. Non posso fare a meno di sapere come è cominciata questa storia.
Veramente mi piacerebbe sapere anche come finirà. Ve lo saprò ridire.

LEONARDO BANINI -22 gennaio 2003

(vai alla successiva)

 

 

CORRIERE DELLA SERA
6 febbraio 2003

UN LIBRO E UNA STORIA
"CIELO CHE POESIA"

Il primo volume fu pubblicato nel 1999. Oggi, quasi quattro anni dopo, il secondo Diario di un angelo. Un libro particolare, comunque lo si voglia leggere: un libro scritto dal cielo e intitolato appunto Cielo che poesia. L'autore è Emilio Crispo, scomparso a 29 anni, il 22 settembre 1995, per un incidente stradale. Campione di vela, diplomato al Conservatorio, laureato con lode in Medicina e ricercatore in chirurgia vascolare, Emilio era l'orgoglio dei genitori che raccontano di essere in contatto con lui fin dalla sua scomparsa: con quel figlio -spiegano- che dal cielo continua a guidare le loro mani con pensieri e disegni, una sorta di "zibaldone" in cui detta la cronaca della sua vita che continua nell'eternità. Una narrazione a tre voci, tra cielo e terra, sottolineata anche da una veste grafica che mette in risalto i passaggi da una mano all'altra.
La mamma e il papà di Emilio, ferventi cattolici, per la seconda volta hanno raccolto le lettere del figlio cittadino del cielo: "Amo -scrive Emilio- e sono amato di amore profondo e vivo di vita vivissima".
"Sono serena - scrive invece in questo secondo volume la mamma del ragazzo -perché so che vive felice e contento e che non esiste per lui distanza che ci separi. Me lo dice nelle sue lettere, e non solo a parole, affinché anch'io possa annullare la distanza e capire che l'infinita eternità non è poi così lontana da casa nostra. Così la mia vita continua insieme con lui, non troppo diversamente da sempre".

Edoardo Sassi

 

Meditando sullo splendido libro di Emilio Crispo

E INFINE TUTTO DIVERRA' POESIA
Il tempo dell'anima nella liturgia della vita

Questo secondo Diario di un angelo, edito a fine 2002, indica come le parole di Emilio Crispo siano palpitanti con forza nei ricordi e nell'amore che lo legano ai suoi genitori.
Una dolcissima sensibilità gradualmente evidenzia quel senso del Divino che già intensamente si era manifestata nel primo Diario di un angelo. E ora la forza interiore viene sublimata non solo dalle parole di Cielo che poesia, ma dalla sensazione che il soprannaturale possa essere il più autentico aspetto del vivere che mai si è interrotto e che reca a chi legge serenità e pace.
Assimilando le parole di Emilio si comprende come potersi occupare del mistero del proprio essere sia il vero significato degli anni che dalla nascita in poi ci avviano gradualmente alla morte.
L'infinito è amore, come si evince dalle parole di questo libro dettato ai genitori dall'amore del figlio, non solo mai spentosi, ma gradualmente accresciutosi al di là di ogni possibile intuizione dello spirito. L'eterna sensazione di gioia interiore in molte pagine si appalesa con grande candore e coivolge il lettore avido di sapere, guidandolo verso Dio.
Rabindranath Tagore, non a caso, in analogo modo si esprimeva rivolgendosi a Dio con umiltà e dolcezza: "Infinita è la tua dimora, o Signore, ed io sono giunto alla soglia dell'eternità da cui nulla può svanire, nè speranza, nè visione di un volto intravisto tra le lacrime".
Emilio, con disegni e con autentica poesia insegna come sia necessario l'aiuto di un potere spirituale, per poterci sentire vivi in questo mondo in cui al momento viviamo ed in quello che ci accoglierà allorché il nostro tempo sarà compiuto. Emilio è un grande poeta: in lui la visione della verità eterna, di una bellezza incommensurabile, arde con intensità e amore per tutti coloro che lo circondano. Ogni anima, egli sottolinea, ha un suo percorso e i suoi tempi per giungere al risveglio interiore definitivo. Occorre la coerenza con se stessi per fortificare il proprio io che talora non se la sente di affrontare le aspre difficoltà del vivere...
Dobbiamo - dice Emilio - intuire il collegamento fra le forze dello spirito (che ci appartengono, pur se incosciamente, dalla nascita) e il proprio vissuto, talora in apparenza deludente ma sempre stimolante, allorché gli anni della giovinezza si allontanano e solo può essere preziosa la meditazione su tutto.
Leggendo e meditando sullo splendido libro di Emilio Crispo, siamo d'accordo col grande poeta Tagore che scriveva: "La morte non è una luce che si spegne, ma equivale a mettere la lampada fuori perché è arrivata l'alba".
"Dobbiamo -come più volte afferma Emilio ricolgendosi ai genitori -ricordare e resistere al dolore e al tempo stesso essere quanto mai vicini e uniti". Viene così da riflettere sul tempo dell'anima. Tempo che cerca faticosamente di inserirsi in quella liturgia della vita che vorrebbe rifarsi ai ritmi naturali. Ma lo comprendiamo questo tempo dell'anima, oppure occorre giungere alla fine per poter poi percepire chi siamo stati e perché?
I due libri Diario di un angelo e Cielo che poesia ci aiutano ad avviarci verso la metamorfosi dell'anima, che ci guiderà verso una spiritualità quanto mai essenziale in assoluto. Presenze fluttuanti, uomini e donne apparentemente senza volto si alternano nelle nostre forme pensiero creando splendide, impensate realtà in cui l'anima di ognuno, lassù, si forgia e si evidenzia con dolcezza, pronta a purificare ogni energia eventualmente negativa. Si ha così la certezza che nulla lassù sia stato affidato la caso: tutto infatti è stato meticolosamente preordinato e compiutamente effettuato con sacralità. Apriremo finalmente, lassù, lo scrigno della memoria per avventurarci a comprendere i dubbi, i conflitti, i timori della vita troppe volte rimasti senza risposta.
E, infine, tutto diverrà poesia. Un albero che svetta verso l'alto sarà in grado di aiutarci a comprendere la nostra vita passata e quelli che sono stati i nostri sogni: la verticalità sarà allora necessaria al nostro animo per imparare a morire poco per volta.

ANGELA MALVANI - 10 febbraio 2003

 

Caro Emilio, mentre leggo le pagine del tuo libro immagino di parlare con il mio amatissimo Edoardo. Lo immagino felice, che corre da una nuvola all'altra. Spero sia così. La vita, per quelli che perdono la cosa più preziosa, diventa dura, difficile, triste. Ma leggendo le tue pagine e immaginando le stesse cose per Edoardo, sai, qualche volta riesco ancora a sorridere.
Ti bacio come bacio mio figlio. PAOLA - 12 febbraio 2003

 

nuova AGENZIA RADICALE libri

 

CIELO E TERRA
Un'avventura dello spirito

di Turi Vasile

Emilio Crispo
CIELO CHE POESIA
LogartPress Editore

Qualche anno fa, aspettando in una anticamera di Telemontecarlo di essere intervistato da Alain Elkan su un mio libro appena uscito, ebbi modo di incontrare un distinto signore come me in attesa di essere introdotto nello studio televisivo. Ingannando il tempo finimmo col comunicare. Lui si mostrò incuriosito dal mio libro, io dal suo, al quale dedicai un'occhiata, francamente per pura cortesia. Ne lessi il titolo: Diario di un angelo. "L'autore è mio figlio -precisò lui- Emilio. Io sono Mario, Mario Crispo". Mi sembrò piuttosto inconsueto che un padre venisse a presentare l'opera del proprio figlio, non osai comunque chiedere spiegazioni anche perché dovetti congedarmi da lui essendo venuto a prelevarmi un'assistente.

Due giorni dopo appresi da un mio genero chirurgo che il signore incontrato a Telemontecarlo era un suo collega, un medico, precisamente un valente cardiologo, che aveva perduto l'unico figlio ventinovenne in seguito a un incidente stradale. Seppi inoltre che Diario di un angelo non era un libro postumo come avevo pensato ma era stato scritto, anzi dettato, direttamente dall'aldilà.

Riferita così l'informazione si presta a una incredulità non priva di una punta di ironia di cui in un certo senso non fui immune io stesso finché non lessi l'opera. Maggiore turbamento ne traggo ora dopo che ho letto il secondo diario di Emilio Crispo, pubblicato alla fine dello scorso anno 2002 col titolo Cielo che poesia da Logart Press editore, invogliato dal notevole successo ottenuto dal primo giunto a numerose edizioni e ristampe.

Non voglio coinvolgere alcuno nelle mie impressioni, ritengo di essere rispettoso delle convinzioni altrui soprattutto in materia di fede; sono tuttavia ugualmente rispettoso delle mie proprie. Mi propongo perciò di parlare dell'argomento perché lo trovo interessante in sé anche per gli scettici e per i non credenti. Devo vincere, lo confesso, un certo pudore che forse invece è paura o solo riserbo, sentimenti che frenano una esplicita manifestazione religiosa spesso irrisa da chi in forza dei Lumi della ragione considera oscurantisti coloro che ci credono.

Parecchi anni fa destò tuttavia un grande interesse un libro dal titolo La vita oltre la morte al quale seguì una seconda opera dal titolo La morte oltre la vita. Si trattava di una inchiesta condotta negli Stati Uniti presso persone "tornate indietro" da stati comatosi ritenuti irreversibili o addirittura date per morte. Tutte riferivano di aver provato pressoché la stessa sensazione: quella di avere prima attraversato un lungo tunnel dal perfetto buio e di aver visto, quindi, spalancarsi una Grande Luce. Naturalmente questa comune sensazione può essere attribuita allo stato patologico e non significa che si sia così violato il confine invalicabile della vita. I lettori, però, almeno quelli da me interrogati, vi leggevano la possibilità di una sopravvivenza individuale post mortem, sentimento che, a parere mio, si nasconde inconfessato nei recessi dell'inconscio di molti di noi.

La storia di Emilio Crispo vorrebbe assumere validità di prova; essa comunque può alimentare quella nascosta speranza nella propria immortalità. Anche perché non mi pare che in questo caso si possa parlare con certezza di un fenomeno paranormale, di quelli che scienziati ed esperti condannano e che nascondono spesso mistificazioni e raggiri, poiché è mia convinzione che in questo caso si tratta di un fenomeno diverso. L'autore, presunto o autentico che sia, era un giovane percorso da una gioia di vivere; alla passione per lo sport si accompagnava quella per lo studio. Giovanissimo di laureò in medicina e si dedicò alla specializzazione in chirurgia vascolare. Aveva un vizio, correva troppo in macchina; questa spericolata tendenza gli fu fatale: in una sera del settembre 1995 fu vittima di un incidente stradale che gli procurò la morte dopo giorni di coma irreversibile.

Nell'imminenza del Natale sua madre si dedicò a scrivere non biglietti di auguri ma ringraziamenti alle condoglianze ricevute. Fu in questa occasione che la sua mano -racconta la signora- fu spinta misteriosamente a scrivere sul biglietto la parola "Emilio" ripetuta in mezzo a un ghirigoro di linee capricciose. Turbata, non ne fece parola col marito, temendo di incontrare il suo scetticismo; ma il fenomeno si ripeté; la sua mano guidata da una forza estranea tracciava parole sempre meno ermetiche fra cui la frase "mamma non piangere". Fu la stessa frase che mia madre giurò di aver udito una notte in cui insonne piangeva la morte di una mia sorellina di diciotto mesi.
Un'altra frase che Emilio dettò diceva: "Emilio vive nell'amore di Dio". Allucinazioni, fantasie, auto suggestioni? Tutte ipotesi proposte dal suo razionalismo di donna moderna ed evoluta e che invece mia madre nella sua ignoranza contadina aveva accettato come realtà incontestabile.
Quasi per aver sostegno al suo dubbio la signora si decise finalmente a parlarne al marito; sulle prime infatti incontrò lo scetticismo ma anche la perplessità suggerita tra l'altro dall'attività professionale positiva del medico. A poco a poco invece anche lui fu coinvolto in questa esperienza da una curiosità mista a turbamento. Così Emilio ha guidato e guida la mano del padre a scrivere messaggi sempre più fitti dall'aldilà con una grafia non lontana da quella di lui bambino.

Proverò ora non dico a vincere ma a scalfire lo scetticismo razionale e legittimo di chi mi legge, con argomenti definibili come letterari. Non ricorrerò alla constatazione della ortodossia di numerose affermazioni formulate da Emilio, sia perché non ne ho la sufficiente competenza sia perché in tal senso vale il parere scritto da un illustre teologo, don Francesco Moccia. Questi afferma che nelle parole di Emilio "si nota una perfetta concordanza con la dottrina non solo, ma anche con la terminologia cattolica". Riferirò da parte mia l'ottimo uso dell'italiano con cui sono espressi i pensieri e sopra tutto la proprietà dei linguaggi applicati ai vari argomenti affrontati, sia che si tratti di minute considerazioni sui rapporti familiari, che del ricorso ai ricordi più confidenziali dedicati persino ad una cagnetta che gli è compagna in cielo, sia della professione di fede apostolica a prova si può dire di Santo Uffizio.

Dopo quel primo incontro ho avuto occasione, a causa di dolorose circostanze, di frequentare e conoscere il professor Crispo padre di Emilio; sono stato molto attratto, e al tempo stesso attento, al suo modi esprimersi e di comportarsi. Devo dire che niente lasciava trapelare quanto avevo appreso dai due libri, cioè la sua asserita corrispondenza con una diversa dimensione della vita. In più tentavo di trovare un rapporto tra il suo linguaggio e quelle delle lettere di Emilio; niente mi è parso che lo leghi alla semantica di quel giovane rimasto ragazzo, ora sbarazzino e giocherellone, ora interprete di concetti profondi, talvolta sublimi, ora legato ad una devozione catechistica tradizionale. Tutte contraddizioni, concorrenti però a formare una personalità che ad inventarla ci vorrebbe come creatore un sapiente drammaturgo.
Non mi pare che il professor Crispo, nonostante il suo spessore culturale superiore alla media ma specializzato in altri campi, abbia la sapienza dottrinale che Emilio nelle sue lettere dimostra di avere; così come, specializzata in altri campi dovette essere la cultura di Emilio in vita, sportivo, musicomane, medico, tranne che teologo.

Voglio dire che in ogni caso questi due diari custodiscono certamente un enigma; essi contengono solo una parte della copiosissima corrispondenza in grado di assorbire un tempo enorme se a meditarla o a concepirla dovesse essere, per ipotesi, lo stesso padre impegnatissimo nell'esercizio della sua professione. E' già prodigioso che egli riesca a scrivere manualmente da solo tutte quelle lettere, poiché alla madre è ora riservata la stesura di immagini filiformi, aggrovigliate con uno stile che ricorda vagamente quello dei disegni a tratti di Alberto Savinio fratello di De Chirico.

Una osservazione va fatta: il cielo di Emilio somiglia troppo alla terra, si può dire che questa sia la deformata visione speculare di quello. Forse la vita che credo circoli in tutte le dimensioni, anche in quelle non conosciute, si esprime con i linguaggi che possono essere compresi da coloro ai quali si rivolge. Forse questa misteriosa dimensione si annida in una parte inesplorata di ciascuno di noi e a volte si rivela con effetto consolatorio come lo stesso Emilio adombra in una delle sue lettere. Forse è il dolore atroce di due genitori per la perdita del figlio a sprigionare energia capace di cancellare le incomunicabilità da cui per natura siamo condizionati.

Sia quel che sia, le pagine, illustrate con la riproduzione di alcune lettere autografe e dai bizzarri disegni, di questo Cielo che poesia, mi hanno dato alla lettura la stessa emozione che a me bambino davano i giocattoli che nel giorno dei morti i nonni mi portavano dall'altro mondo. Non mi resta che raccomandare, a chiunque nutra curiosità per il mistero e anche a chi non se ne cura, di leggere il libro intrigante e piacevole e soprattutto edificante.

TURI VASILE

 

22 ottobre 2003

SEGRETI E PREGHIERE

Camminando in una mattina d'estate, come mia abitudine, alzo gli occhi verso il campanile della chiesa e il sole filtrava come un alone attraverso la torre campanaria senza ferirmi gli occhi. Ero dalla parte in ombra ma sapevo che dietro c'era la luce del sole, allora ho capito che il passaggio da questa vita terrena alla vita eterna è come quel campanile. Busserò alla porta del Padre dalla parte in ombra lasciando davanti all'uscio il mio bagaglio di vita fatto di errori, di scelte impulsive, di ansie, di dolori e lacrime, ma anche di gioia materna, di felicità, di canti, di appagamento nell'aver vissuto le meraviglie del creato, e aspetterò.

Dagli insegnamenti di Emilio questo ho compreso anche se mi restano tante domande che non troveranno risposta. E' difficile in questa società malsana avere una fede profonda, ma tra alti e bassi c'è sempre una voce in fondo al cuore che mi riporta in ginocchio e mi fa dire: grazie!

Ormai Emilio è diventato l'amico a cui posso confidare e affidare segreti e preghiere, è l'angelo discreto che ascolta anche le mie banalità quotidiane. Mi ha fatto capire che noi siamo come uno sterminato filare di alberi in fiore. Con le nostre chiome ondeggianti assistiamo al passaggio delle stagioni, ci portiamo nel cuore i rami spezzati dal vento, osserviamo le foglie cadute sul prato, respiriamo il profumo dei fiori, la pioggia placa la nostra sete. I nostri tronchi hanno radici profonde e dobbiamo nutrirci attraverso la terra per mantenere vivo e fiorito il legno che ci lega alla croce della Redenzione.

I diarii di Emilio passano di mano in mano e ritornano sul mio comodino dopo aver lasciato serenità e benessere a quanti hanno letto e capito. Grazie ancora, grazie per aver portato nelle nostre case attraverso Emilio la luce e il calore di cui abbiamo tanto bisogno.

Mi firmo solo col nome, sono e voglio sentirmi un piccolo anello della grande catena d'amore che ha forgiato Emilio.

Maria Grazia

 

 

20 novembre 2003

RISPOSTE PRECISE DI SENSO ARTISTICO
Disegno astratto di altissima qualità

Ho tra le mani CIELO CHE POESIA, ne parleremo sicuramente più in là, a me piace prendere tempo per questo tipo di lettura. Ma posso anticipare che mi ha subito colpito, perché è il mio mestiere, la qualità dei disegni. Mi sembra di poterli dividere in due gruppi: il primo mi ricorda moltissimo lo stile del Diario di un angelo, veloce nelle linee che vanno su e giù, si ricongiungono, girano e si completano da qualche parte.

Poi c'è un altro gruppo, capeggiato fortemente dalla copertina e seguito da altri come a pag.71, 171, 267 , inoltre a pag.263 e l'ultimo a pag.368.
E' altissima la qualità di questi disegni, in cui nessuna linea è tracciata per così dire a caso ma ha un suo precisissimo senso. Tanto per capirci meglio, è una realizzazione dell'astratto che non si contraddice mai e che, seguendo il tracciato millimetro per millimetro, mi ha dato tutte le risposte artistiche che man mano venivo cercando. E vi assicuro che sono in questo campo un cliente esigentissimo e molto difficile da soddisfare.

Mi spiace che, dopo quarantatre anni in Inghilterra, il mio italiano si è talmente impoverito da non darmi più la possibilità di esprimermi come vorrei. Ma continuerò lo studio di questo straordinario libro di Emilio e spero di poter completare queste mie immediate riflessioni con maggiore efficacia e più meditate indagini tecniche.

Ringrazio per l'attenzione, ma soprattutto per la straordinaria opera che Emilio offre all'arte oltre che alla nostra anima.

LEOPOLDO MAZZOLI
(pittore, Great Britain)

 

7 dicembre 2003

 

Se vuoi rileggere la precedente
 
FERTILITA' DELLA SORPRESA

Pensavo. Se qualcosa riuscirà ancora a stupirmi mi sorprenderò due volte, per ciò che è stupefacente e per il sentimento smesso e desueto che mi farà provare. Appunto quello della sorpresa, che scatena una specie di corto circuito tra la testa e il cuore per farci ritrovare la ragione e il gusto della vita. Sommersi come siamo da immagini e da suoni esasperati, nel confuso paesaggio di questo secolo che ancora non ha raggiunto l'età matura, ancora di più è sorprendente se la scintilla scocca tra le pagine di un libro e arde quietamente tra parole illuminate da un antico sapere.

E' la sapienza del cielo, è l'ardore della poesia che solleva l'anima fino a farla affiorare dalla scorza della superbia umana. CIELO CHE POESIA mi ha conquistato nel silenzio, come un amico da ammirare senza invidia ma con ogni desiderio di arrivare alla sua altezza, un amico incontrato in un libro che mi ha reso migliore, che ha sollevato l'ambizione di vivere dall'angustia del dovere alla libertà dell'amore.
Da principio sono stato catturato dalla bellezza del linguaggio e dal ritmo armonioso del discorso, la poesia non si rivela frantumando le parole tra righe irragionevoli, ma spianando la strada a emozioni, a sentimenti, a pensieri che spontaneamente si fanno nostri. Allora bisogna cercare di capire come e perché si è prodotto un simile miracolo, almeno quel poco che basta a sperare nella sua fertilità. Dunque, poiché il libro di cui stiamo parlando è firmato da un "giovane angelo" come opera seconda, sono risalito al debutto letterario segnato dal volume DIARIO DI UN ANGELO. L'ho aperto con reticenza e senza convinzione, se non fosse stato per la curiosità non avrei corso il rischio di dover ridimensionare la gioia di un incontro sublime.

Ed ecco la sorpresa, non prevedibile nel disincanto di chi si aspetta molto e teme di trovare ben poco, ancora meno probabile nella retrospettiva di un passaggio rivisto a percorso inoltrato. Ma l'atteggiamento di sufficienza non ha retto all'ansia di divorare le pagine, durata una notte e un giorno senza tregua, con l'urgenza e il rammarico di arrivare alla fine. E lì ho trovato, invece della temuta conclusione, il dolce annuncio che la bella avventura non sarebbe finita. Ma io avevo anticipato la lettura della seconda puntata e la poesia del cielo l'avevo assaporata, eppure ero, mi sento ancora sorpreso dalla scoperta di averla già vissuta e di viverla senza saperlo.

In CIELO CHE POESIA ho incontrato l'angelo proteso al volo nell'infinito cielo e intento a circondare in luminose spire l'oscurità umana. Nel DIARIO DI UN ANGELO ho conosciuto il giovane che lascia la terra e l'angelo affacciato sulla soglia della luce. Ma la porta non si chiude alle sue spalle, affinché la luce arrivi ad illuminare anche il buio più fitto. Perchè l'angelo vede il buio di chi si sente escluso dalla sua felicità e nel dolore non riesce neppure a immaginarlo felice.
Il suo primo gesto generoso è quello di non estraniarsi dai giorni di chi lo ama con il cuore che va spegnendosi, e gli parla e gli scrive per scuoterlo e rianimarlo. Così i fogli di una comune agenda si infittiscono di appunti, brevi frasi all'inizio, poi lettere ad ampio respiro sulla sua nuova vita, che si alternano al racconto degli eventi concreti che guidano la fede a diventare esperienza di verità.

"Non mi pensare mai senza un amore vivo" scrive l'angelo, non lasciando alternative alla certezza che sarà esaudito. Nell'attesa contrasta con il suo amore l'assalto delle apparenze, l'insidia dell'invisibilità, la violenza inaudita delle intemperie umane, registra gli esiti dell'impresa ma non arretra né si esalta di fronte ai cedimenti e alle speranze. Il diario attraversa effimere vittorie e brevi fasi di stallo, ma il presagio dell'amore che si ravviva nella fede dell'amore di Dio si afferma ad ogni istante.
Dura un anno il cammino verso il vivo amore, che l'angelo chiede ed ottiene per la serenità di chi lo ama sulla terra. Tutt'intorno già si avverte la folla di lettori che condividerà quello stesso percorso e proverà la stessa vertigine. Tra questi anche io, che mi ero avviato senza sospettare quanto ne sarei stato coinvolto. Ed ora penso che non potrei farne a meno mai più, della fede e di Dio.

Ormai so come è cominciata questa storia e so anche come andrà a finire.
Per il momento è abbastanza, forse è tutto ma non si sa mai.

LEONARDO BANINI -7 dicembre 2003

Se vuoi leggere la precedente

 

25 gennaio 2004

I DISEGNI DI EMILIO E LA FISICA DELL'UNIVERSO

Quando ho letto il secondo libro di Emilio ed ho visto i suoi disegni ho provato nettissimi due tipi di sensazioni, perchè quelle immagini appagavano, da una parte, il senso estetico e l' abitudine alle "forme" che mi provengono dall'essere un architetto ma, dall'altra, e questo è stato alquanto sconcertante, mi richiamavano alla mente le immagini che i fisici ( ed io stessa lo sono) utilizzano per rappresentare graficamente, e rendere così in qualche modo comprensibile, la struttura dello spazio-tempo a più dimensioni.

Oggi lo studio dell'Universo si basa su teorie secondo le quali lo spazio-tempo che costituisce l'Universo stesso, non è lineare e semplice, con le sole tre dimensioni spaziali più una temporale, come la fisica classica ci aveva abituato a pensare, ma estremamente più complesso, a tante dimensioni. Queste dimensioni possono essere anche "arrotolate" o "fittamente piegate"su loro stesse, sì che lo spazio-tempo risulti fortemente distorto. Ora non è certamente questa la sede per una lezione di Fisica teorica: questi concetti sono assai complessi ed andrebbero supportati dall'apparato matematico che le sostiene, per non apparire come vuote chiacchiere. Quello che vorrei dire, qui, è che nei disegni di Emilio è evidentissima la graficizzazione di qualcosa di continuo che si contorce e si arrotola in mille pieghe e che, senza soluzione di continuità, diventa figure, volti, oggetti.

Tutte quelle linee e quelle volute formano immagini assi simili ai grafici con cui i fisici tentano di visualizzare i complessi concetti di dimensioni arrotolate, di distorsioni e lacerazioni della struttura spazio-temporale, di singolarità, di tunnel spazio-temporali e via dicendo. Mi scuso per aver accennato a concetti che risulteranno astrusi ai non addetti ai lavori, ma mi è sembrato importante evidenziare questa "coincidenza", che è, quantomeno sorprendente, e che mi ha assai colpito.

Maria Antonietta Adorante

Per capire meglio

 

VISTO n.27 anno XVI - 2 luglio 2004

RCS periodici
 


dall'aldilà

EMILIO SCRIVE E DISEGNA

di PAOLA GIOVETTI

Quella che sto per raccontare è una storia straordinaria che ha colpito al cuore anche me, che da tanti anni in mezzo alle storie straordinarie ci vivo: la storia di Emilio, che se ne andò a 29 anni, nel 1965, e del dialogo che da allora intrattiene con entrambi i suoi genitori, persone lontanissime da questo tipo di cose.

Per cominciare presento i protagonisti. Emilio Crispo, diploma in pianoforte e laurea in medicina, chirurgo vascolare, campione italiano di vela. Figlio unico.
Mamma Annarita è laureata in filosofia, critico letterario e teatrale, giornalista, collaboratrice della Rai, docente di linguaggio del gesto al Centro Sperimentale di cinematografia di Roma. Il papà, professor Mario Crispo, libero docente di semeiotica medica presso l'università La sapienza, è specialista in cardiologia, reumatologia, medicina interna. Due persone, i genitori di Emilio, intelligenti, preparate, critiche, tutto insomma fuorché sprovvedute.

Ed ecco i fatti. Emilio, un ragazzo speciale molto legato alla famiglia, muore in un incidente automobilistico il 22 settembre 1995. Facile immaginare la disperazione di mamma e papà.
Annarita rifiuta ogni cosa, ogni attività, con la mente si rifugia "in una caverna la più profonda e buia": va al cimitero ogni giorno, sopporta a stento la fatica di vivere, è in preda a una forte ribellione contro Dio, non sa più pregare, lei che è sempre stata vicina alla Chiesa. Poi, un giorno, ai primi di gennaio, tre mesi dopo la "partenza di Emilio", mentre sta rispondendo alle lettere e ai telegrammi ricevuti, sente suonare l'agenda elettronica di Emilio: un segnale che la commuove, un richiamo vivo e palpitante. E smette di scrivere, immersa nei ricordi.
Ma ecco che la penna riprende a muoversi da sola e, con una calligrafia incerta che nel tempo diventerà più sicura, scrive parole che la riempiono di un'emozione fortissima: "Sono Emilio, vivo contento con Dio sempre".
Nei giorni successivi arrivano altre parole: "Vi sono vicino, se mi vuoi bene non piangere, coraggio. Vorrei che ora non avessi più dubbi che sono vicino a voi. Pensami in un cerchio di mare calmo. Emilio è vivo, lasciami fare una carezza a Fred e una a Ginger, non vedi che mi guardano?".
Fred e Ginger sono due bellissimi cani che Emilio aveva portato a casa cuccioli pochi giorni prima di morire: fanno parte integrante della famiglia e ogni tanto sembrano guardare "qualcuno" che soltanto loro riescono a vedere.
Da principio mamma Annarita non dice niente a papà: teme di illudersi e di illuderlo. Ma poi, nella chiesa del Verano, il luogo dove ogni giorno accende una candela per Emilio, trova una barchetta di cera: perfetta in ogni dettaglio, con tanto di albero. Qualche giorno dopo, trova un oggettino che non assomiglia a nulla, ma che avvicinato alla barchetta vi si aggancia perfettamente: è lo spinnaker. E pochi giorni dopo arriva anche un'altra vela! Emilio era velista, la barchetta è un messaggio molto chiaro. Mamma parla a papà, gli racconta quello che sta succedendo.
Ed ecco che anche il professor Mario Crispo viene invitato a scrivere e, contro ogni sua spettativa, comincia a farlo con grande facilità e grande emozione. Con mamma, Emilio scherza, disegna, segue passo passo la vita familiare, la incoraggia a riprendere le sue attività; con papà scrive lettere che sono veri e propri tesori di sapienza, saggezza e fede. La vita a tre riprende, giorno dopo giorno: Emilio è tornato ! E ritorna anche il sorriso sulle labbra di papà e mamma, alla quale Emilio fa scrivere: "Lucciconi non ne vorrei vedere più. Erano forse giustificati quando non avevi mie notizie, ma ora tu scrivi il mio diario".

Questo è l'inizio, da allora, di strada ne è stata fatta tanta e con le lettere e i disegni sono stati composti due libri firmati Emilio Crispo: DIARIO DI UN ANGELO e CIELO CHE POESIA (Logart Press).

Una delle tante cose curiose di questa storia è che a sua madre, che non sa disegnare ma scrivere molto bene, Emilio fa fare bellissimi disegni e scrivere cose semplici e quotidiane, mentre fa scrivere pagine stupende (e mai disegni) al padre, che invece sa disegnare benissimo ma non scrive un granché.
La preoccupazione maggiore di Emilio è sempre stata fin dall'inizio quella di convincere i genitori che lui era vivo, per di più in termini scanzonati e convincenti: "Se io non vivessi, questa penna non si sposterebbe di un millimetro. Se non per scrivere quelle quattro frescacce che solitamente vi passano per la testa, tipo il dolore, la nostalgia, la disperazione, la rassegnazione. Mentre io sono gioia e beatitudine. Perché queste mie ondizioni dovrebbero provocarvi sofferenza? Per invidia?
Io ho lasciato la terra , ma non voi e i miei amici. Dio mi ha chiamato dalla vita terrena, ma mi ha donato la vita eterna".

Il contatto con Emilio dura da otto anni senza soste, e i suoi genitori hanno ritrovato serenità e fede. Adesso, anche a rischio di qualche comprensione, specie negli ambienti accademici, hanno deciso di rendere nota la loro storia perché possa aiutare altri come ha aiutato loro.

Paola Giovetti



 

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Pubblicato da FABRIZIO FALCONI in Cristianesimo
8 gennaio 2007

 

Vorrei dedicare questo post al ragazzo qui a fianco. Che ha una storia davvero particolare. Il racconto di questa storia mi è arrivata da una persona assai vicina, che ha conosciuto il padre di questo ragazzo, il quale è docente universitario.
Ma partiamo con ordine:

Emilio Crispo, diploma in pianoforte e laurea in medicina, chirurgo vascolare, campione italiano di vela. Figlio unico. La madre, Annarita, laureata in filosofia, critico letterario e teatrale, giornalista, collaboratrice della Rai, docente di linguaggio del gesto al Centro Sperimentale di cinematografia di Roma.

Il padre, professor Mario Crispo, libero docente di semeiotica medica presso l'università La sapienza, specialista in cardiologia, reumatologia, medicina interna.

Emilio, un ragazzo speciale molto legato alla famiglia, muore in un incidente automobilistico il 22 settembre 1995. E' uno di quei lutti che spezza il cuore, e questa storia assomiglia ad altre ugualmente tragiche.
Ma un giorno, ai primi di gennaio, tre mesi dopo la morte di Emilio, mentre sta rispondendo alle lettere e ai telegrammi ricevuti, la madre sente suonare l'agenda elettronica di Emilio: un segnale che la commuove, un richiamo vivo e palpitante. E smette di scrivere, immersa nei ricordi. Ma ecco che la penna riprende a muoversi da sola e, con una calligrafia incerta che nel tempo diventerà più sicura, scrive parole che la riempiono di un'emozione fortissima: "Sono Emilio, vivo contento con Dio sempre".

Inizia da qui una esperienza davvero in-credibile, che chi vuole potrà approfondire nei due libri dove sono state pubblicate le 'canalizzazioni' di Emilio, tramite i suoi genitori, e nel sito: http://www.diariodiunangelo.it

Ora io sento già ronzare nelle orecchie i dubbi, il compatimento, e forse anche l'ironia di chi è tentato di liquidare subito questo - come altre esperienze dello stesso tipo - alla stregua di un banalissimo fenomeno di auto-suggestione. Peccato che - se si legge il libro - si scopre una profondità incredibile (anche di natura teologica, come è stato 'certificato' da Don Francesco Moccia, Relatore presso la Congregazione della causa dei Santi), come in questo (uno tra i tanti) passo:

Il Padre ci vuole presso di Sé non solo nel fulgore del nostro spirito, ma anche nello splendore di quel corpo sul quale alitò lo Spirito di vita eterna e al quale il peccato riconsegnò le fugaci e poderose stagioni della vita e della morte, della gioia e del dolore, dell'esaltazione e dell'annullamento, della crescita e del disfacimento.
Ed è giusto che quel corpo riceva, in vita e dopo la morte, tutto il rispetto che merita la sacralità delle sue origini. Che un giorno avvenga la sua resurrezione con il volere di Dio è la promessa divina, ma anche la speranza umana di coloro che non hanno dimestichezza alcuna con l'eternità e quindi confidano nel volere futuro di un Dio che è ed è solo Presente, Passato e Futuro, fuori del tempo e nel tempo stesso. Solo Lui conosce la fine di quel mondo che sarà o è già stato da Lui giudicato. Anche in questo bisogna essere preparati, non solo alla morte, non solo all'incontro con Dio fuori degli schemi umani, non solo al Suo perdono, non solo alla resurrezione, non solo al tempo del Giudizio, ma al giudizio di quel Tempo divino che è fuori di qualsiasi umana portata.

I genitori di Emilio sono persone rispettabili, sane e concrete. Perchè dovrebbero 'inventare' ? Come farebbe una 'autosuggestione' a inventare così bene ?

Non è più semplice pensare - anche se va contro il nostro modo di ragionare, di vivere, di essere - che Emilio continui ancora a... parlare, a esser-ci ?
Ciao a tutti, Fabrizio Falconi.

seguono gli interventi blog http://mysterium.blogosfere.it/2007/01/emilio-crispo.html



CIELO CHE POESIA

scheda del volume

CIELO CHE POESIA
secondo Diario di un angelo

CIELO CHE POESIA

la posta dei lettori

DIARIO DI UN ANGELO
tutte le lettere di Emilio